Sospensioni

Sospensioni

Dal punto di vista chimico, le sospensioni sono miscugli eterogenei e la definizione indica sistemi dispersi bifasici composti da un liquido (fase sterna), in cui sono disperse particelle solide non solubili (fase interna).

A differenza della soluzione, in cui i due componenti si uniscono omogeneamente dando un liquido perfettamente trasparente, nelle sospensioni il soluto è fisicamente distinguibile dal liquido e la miscela risulta opaca e torbida a causa dell’effetto Tyndall.

La sospensione di sostanze lipofile in sostanze idrofile o viceversa è, specificamente, detta emulsione; esistono poi sostanze che si trovano in uno stato a metà tra soluzione e sospensione (colloide): finemente disperso, intermedio tra la soluzione omogenea e la dispersione eterogenea.

Le sospensioni farmaceutiche possono essere impiegate per uso orale (dispensate sotto forma di polvere a cui aggiungere il liquido al momento dell’uso), per uso esterno o per uso parenterale.

La sospensione di gocce di liquido o particelle di solide in un gas, è chiamata aerosol; nell’atmosfera è presente una sospensione di polveri, fuliggine, sale marino, solfati, nitrati e goccioline di acqua.

Esempi di sospensioni in cucina sono, invece, i succhi di frutta (polpa di frutti dispersa in acqua), le glasse (zucchero disperso in acqua) e le granite (cristalli di ghiaccio dispersi in acqua).


Lo sapevate che?

L’effetto Tyndall è un fenomeno di diffusione della luce, dovuto alla presenza di particelle, di dimensioni comparabili a quelle delle lunghezze d’onda della luce incidente, presenti in sistemi colloidali, nelle sospensioni o nelle emulsioni.

L’esperienza dell’effetto Tyndall è un evento comune: si manifesta, ad esempio, osservando dei raggi di luce quando attraversano sistemi in cui sono sospese o disperse delle particelle solide o liquide (ad esempio della polvere o delle gocce d’acqua).


L’ANGOLO GALENICO

Le sospensioni che sono destinate alla somministrazione orale di medicamenti solidi, devono essere edulcorate e aromatizzate con uno sciroppo che, per la sua viscosità, agisce anche da stabilizzante.

I principali fattori sui quali si può intervenire per aumentare la stabilità delle sospensioni sono, infatti, la dimensione delle particelle e la viscosità della fase liquida (acquosa o oleosa): polveri fini e fasi esterne maggiormente viscose, danno sospensioni più stabili.

La fase liquida esterna può essere viscosizzata mediante idrocolloidi detti agenti sospendenti (sodio alginato, gomma arabica, carbossimetilcellulosa,..).

Durante la conservazione, le sospensioni possono andare incontro a modificazioni chimiche (contaminazione batterica della fase acquosa) e fisiche (sedimentazione per concentrazione sul fondo della fase dispersa).

La sedimentazione è dovuta alla forza di gravità, ma si può rallentare aumentando la viscosità della fase esterna, in modo che la dispersione iniziale sia facilmente riottenuta mediante agitazione: da qui la necessità di riportare in etichetta la dicitura “agitare prima dell’uso”.

Un esempio di preparazione officinale riportata nella Farmacopea Ufficiale (F.U.) è la sulfadiazina sospensione pediatrica, ad azione antibiotica, per il trattamento della toxoplasmosi.


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