Piante officinali

Il termine piante officinali deriva da opificina, il laboratorio dello speziale in cui le erbe erano trasformate in preparati pronti all’uso; un’altra espressione (impropria) per indicare questi vegetali è “piante medicinali”, ovvero quelle piante utilizzate esclusivamente  per impieghi farmaceutici.

Legalmente, però, il termine “officinale” è esclusivamente procedurale per indicare le piante utilizzabili dalle officine farmaceutiche, a prescindere dal fatto che abbiano o meno proprietà medicinali.

Sono considerate, quindi, piante officinali le piante medicinali, aromatiche e da profumo il cui uso più comune è di correttori del gusto dei preparati farmaceutici (es. gusto di limone aggiunto negli sciroppi).

Le piante medicinali contengono, nei loro organi (foglie, fiori, gemme, radici, semi, frutti…), sostanze – principi attivi – presenti in piccole quantità, ma molto attive, in grado di influire  sulla fisiologia dell’organismo.

Gli elementi prodotti dal metabolismo della pianta e sfruttati in campo terapeutico sono glucosidi, alcaloidi, oli essenziali e tannini e le parti della pianta utilizzate sono dette droghe vegetali.

La fitoterapia è il metodo terapeutico che cura le patologie mediante le piante, fresche o essiccate, o mediante loro estratti naturali.

La tisana è la forma medicinale più semplice; i principi attivi idrosolubili, contenuti nelle piante officinali, vengono estratti per mezzo della forza estrattiva attraverso tre metodi:

  • decozione: le droghe vegetali vengono messe in acqua fredda che si porta ad ebollizione, in un recipiente chiuso, per il tempo necessario all’estrazione di tutti i principi attivi;
  • infusione: l’acqua bollente viene versata su fiori o foglie, si lasciano trascorrere da 5 a 10 minuti e poi si filtra; i principi attivi, liberati dall’infusione, sono spesso volatili, per cui è necessario bere l’infuso al più presto;
  •  macerazione: richiede tempi più lunghi e avviene sempre a freddo, in solventi come acqua, vino, alcol o olio i quali, impedendo la penetrazione dell’aria, ne evitano la fermentazione; il liquido ottenuto dalla spremitura (macerato) si lascia riposare, prima di essere filtrato con cura.

Dalla macerazione di piante in alcol, si possono preparare le tinture alcoliche, dosate in modo da contenere 1 parte di sostanza vegetale per 5 parti di alcol.

L’omeopatia, messa a punto dal medico tedesco Hahnemann alla fine del XVIII secolo, è una terapia che si basa sulla legge dei simili: similia similibis curantur (“i simili curano i propri simili”), vale a dire che il medico somministra al malato l’agente che provocherebbe, in un soggetto sano, lo stesso disturbo di cui il paziente soffre.

La preparazione di base è detta tintura madre (TM) e da questa si possono ottenere diluizioni infinitesimali che rendono il farmaco atossico.

Gemmoterapia ed aromaterapia sono, anch’esse, forme di terapia legata alle piante: la gemmoterapia, dal latino gemma (germoglio), è basata sull’impiego di gemme fresche e di tessuti vegetali giovani; l’aromaterapia, che utilizza le essenze aromatiche, è antica quanto la fitoterapia, ma la maggior diffusione di questo metodo risale al Medioevo.

Le piante aromatiche sono piante officinali che contengono sostanze biochimiche di particolare sapore e odore (aromi) e, per questo, molto apprezzate in cucina e nel settore dei profumi, per la preparazione di oli essenziali.

Alcune specie hanno anche proprietà medicinali, come la Mentha Piperita.

Delle piante aromatiche si possono utilizzare le parti verdi e le foglie fresche (erbe aromatiche) o le parti essiccate (spezie). Erbe aromatiche e spezie sono utilizzate:

  • in cucina per aromatizzare ed insaporire i cibi;
  • in erboristeria per la preparazione di infusi;
  • in cosmesi e profumeria per la preparazione di creme e profumi.

Il termine “spezie” deriva dal latino species, che indica una merce speciale, di valore; le spezie sono piante aromatiche, generalmente di origine esotica, di cui si utilizzano le parti essiccate come semi (per la senape), radici (per lo zenzero), boccioli floreali (per lo zafferano), corteccia (per la cannella), bacche (per il pepe nero) e frutti (per la paprica).

Nella nostra cultura, sebbene presentino un discreto contenuto di vitamine ( gruppo B e C) e sali minerali (calcio e ferro), le spezie sono poco usate; come esaltatori del gusto, possono aiutare a ridurre l’aggiunta di grassi e sale, esaltando il sapore e l’appetibilità delle pietanze.

 

 

 


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