Intolleranza al lattosio

Intolleranza al lattosio

L’intolleranza al lattosio si manifesta in caso di deficienza dell’enzima lattasi, in grado di scindere il lattosio, il principale zucchero del latte, in glucosio e galattosio.

In presenza di un deficit congenito o acquisito di lattasi, il lattosio assunto con latte e latticini, non può essere digerito e, a livello intestinale, essendo osmoticamente attivo, si accumula richiamando liquidi, con conseguente diarrea.

Inoltre, il lattosio passa indigerito attraverso l’intestino e, nel colon, viene fermentato dalla flora batterica intestinale e trasformato in acidi organici ed idrogeno gassoso che procura gonfiore, tensione addominale, flatulenza, meteorismo: i sintomi compaiono di norma da 30 minuti a 2 ore dopo l’ingestione di lattosio.

In caso di intolleranza, l’unica cura possibile consiste nell’eliminazione o nella riduzione del lattosio dalla dieta; per consentire l’utilizzo di latte anche a tutti coloro che soffrono di intolleranze nei suoi confronti, in commercio sono presenti latti delattosati in cui il lattosio si trova, per la maggior parte (70-75%), già scisso in glucosio e galattosio.

In alternativa, si può ricorrere al latte di soia o a quello ricavato dal riso; anche lo yogurt, grazie alla fermentazione del lattosio operata dai fermenti che contiene, è generalmente ben tollerato.

Tuttavia, se si elimina il lattosio dalla dieta, si ha un peggioramento nell’assorbimento del calcio ed una ridotta mineralizzazione ossea, motivo per cui è buona norma includere, nella dieta, formaggi a basso contenuto di lattosio ed assumere integratori a base di calcio.

In commercio, inoltre, esistono dei preparati a base di galattosidasi, acuistabili in farmacia, che si assumono insieme all’alimento contenente lattosio, per facilitarne l’assimilazione.

Per la diagnosi di intolleranza al lattosio, è disponibile il Breath test all’idrogeno: è un test non invasivo e piuttosto specifico, che si basa sull’evidenza che, se uno zucchero non viene assorbito a livello dell’intestino tenue, viene fermentato dalla flora intestinale con la formazione di grosse quantità di idrogeno, che in parte viene assorbito nel colon e in parte viene eliminato con la respirazione.

Se si somministra lattosio ad un soggetto intollerante e si esegue il breath test, sarà possibile rinvenire una quota di idrogeno nel respiro esalato, superiore rispetto a quella riscontrata prima della somministrazione: il test richiede di norma 2-3 ore di tempo per essere portato a termine.

Nella maggior parte dei casi, i disturbi causati dall’ingestione di latte sono dovuti all’intolleranza al lattosio, ma in alcuni casi possono essere dovuti ad una intolleranza alle proteine del latte che, difficilmente, si manifesta nelle persone adulte.

È, infatti, un problema tipico dell’infanzia: l’allergia alle proteine del latte tende a scomparire spontaneamente e, solo raramente, persiste oltre i 2 – 3 anni di età.

Si tratta di una vera e propria forma di allergia nei confronti delle proteine del latte vaccino, soprattutto le lattoglobuline, con sintomi diversi che possono coinvolgere diversi organi e apparati: tra questi, sono particolarmente frequenti l’orticaria e la dermatite atopica, i sintomi respiratori quali il sibilo asmatiforme, la dispnea, i raffreddori ricorrenti, il vomito persistente, le coliche intestinali e la diarrea che può essere anche molto grave, con perdite di sangue che possono portare a forme di anemia e ad un limitato accrescimento del bambino.

Quando il bambino è alimentato ancora esclusivamente con il latte, il trattamento consiste semplicemente nel sostituire il latte vaccino con un prodotto alternativo: i prodotti, attualmente disponibili per la terapia dell’intolleranza al latte vaccino, sono i latti a base di soia e i latti a “idrolisi spinta” (HA), in cui le proteine vengono frammentate in porzioni molto piccole che risultano ben tollerate.


Translate »