Intolleranza ai lieviti

Intolleranza ai lieviti

Intolleranza ai lieviti è un’espressione erronea che indica una disbiosi (ovvero un’alterazione degli equilibri) della flora intestinale con crescita alterata della componente fungina, in particolare del lievito Candida albicans.

La disbiosi intestinale è un disturbo che causa stitichezza (e a volte, all’opposto, diarrea), meteorismo, gonfiore e intestino irritabile.

Anche alcuni farmaci, primi fra tutti gli antibiotici, i corticosteroidi e le terapie ormonali (pillola anticoncezionale, terapia sostitutiva orale), possono interferire con la flora microbica generando quadri di disbiosi.

In tutti questi casi il rischio che si corre è quello del cattivo assorbimento dei nutrienti introdotti col cibo, con conseguenti squilibri metabolici, debolezza e perdita di peso.

Il problema è di natura transitoria e, di norma, rimane circoscritto all’assunzione di cibi con il lievito o con lievitazione inadeguata; solo in casi poco frequenti, un enzima (α-amilasi), utilizzato insieme al lievito nella panificazione, può dare reazione allergica ed essere causa di raffreddore e asma bronchiale, specie in lavoratori che la inalano (fornai e pizzaioli).

Se, dopo aver mangiato pane e farinacei, si avvertono, dunque, gonfiore addominale e meteorismo vi è una forte probabilità che questi alimenti abbiano subito una lievitazione troppo rapida, con aggiunta di alfa-amilasi, la cui fermentazione nell’intestino può dare adito alla formazione di gas e ad una digestione lenta.

In alternativa, si possono assumere cibi a lievitazione naturale, nei quali il processo avviene grazie a microrganismi viventi (saccaromiceti), che favoriscono una lievitazione più lunga, garantendo maggiore digeribilità al prodotto.

Sconsigliata è, invece, la drastica eliminazione del lievito che abituerebbe l’organismo a una dieta scorretta e squilibrata; di fronte ad una presunta intolleranza ai lieviti, bisognerebbe seguire una serie di norme alimentari, utili in caso di sintomi riconducibili a disbiosi:

  • limitare il consumo di latte e latticini, prodotti lievitati da forno, bevande gassate e fermentate;
  • seguire, per qualche giorno, una dieta depurativa, in modo da dare all’apparato digerente il tempo necessario per ricostruire il proprio pool enzimatico;
  • masticare il più possibile a lungo i cibi prima di deglutirli;
  • consumare pasti piccoli e frequenti;
  • preferire metodi di cottura semplici (al vapore, in padella antiaderente con poco olio).

In farmacia, è possibile effettuare il test delle disbiosi intestinali (MyCare Test Disbiosi) che rileva la presenza, nelle urine, di metaboliti che indicano la presenza di fenomeni fermentativi e/o putrefattivi a livello intestinale.

 


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